Facebook in caduta libera

cremoninidi Luca Stella

Visto il titolo, occorre una premessa, diffidate sempre e comunque dei presunti esperti di comunicazione sul web italiani che operano solo in Italia. Se uno è davvero bravo e capace, non perde tempo in un mercatino da 60milioni di anime, ma si butta nella mischia, sicuro di ottenere un bel risultato perché è bravo, e apre un ufficio a New York o a Londra, così può contare su un mercato, anima più o anima meno, di due miliardi. Ora, se io rappresento, ipoteticamente, il 10% di quota di mercato, che mi interessa di un 6milioni di italiani che mi seguono, quando posso contare su 200milioni?

Quindi adesso parliamo di un esperto di comunicazione web e social, italiano, ma vero; uno che ne capisce così tanto, che fino ad oggi ci ha preso sempre: Massimiliano Cremonini, egli lavora per una delle più importanti e competitive multinazionali della specialità, non uno quindi con ufficietto a Milano o, peggio, a Monteforte d’Alpone (con tutto il rispetto per le due località).

L’ottimo Cremonini ha scritto recentemente un articolo nel quale profetizza il declino di Facebook, mentre quello di Twitter è da qualche giorno su tutti i giornali, e lo fa argomentando con dovizia.

Peggio, l’ottimo Cremonini ha ragione da vendere, tant’è che noi da tre anni affermiamo che le aziende del settore è giusto che investano sui social, ma senza crederci più di tanto. Talvolta, qualcuno ci ha ascoltato, ringraziandoci poi per i clamorosi risultati, altri hanno fatto spallucce. Ma chi se ne frega, non tutti sono capaci di comprendere chi lavora seriamente e chi no, problema suo, basta che non faccia poi danni al settore (e qualcuno purtroppo li fa).

Perché se è vero quello che il bravo Cremonini autorevolmente afferma, è sacrosanto che nel comparto del turismo in libertà, del campeggio, dei camper e delle caravan, il declino è cominciato già a marzo del 2012, quanto autorevoli responsabili comunicazione del settore si interrogarono sul fatto che l’MROI, tradotto in marketing return over investment, sui social si stava pericolosamente avvicinando allo zero, oggi a distanza di qualche anno lo ha raggiunto. Tradotto in linguaggio non marketing, si è compreso come un “like” non si trasformi automaticamente, anzi, quasi mai in cliente e che per avere clienti ci sono modalità decisamente più semplici, veloci e perfino più economiche.

3 comments

Condivido in pieno

Bellissima la frase un Liker non è un cliente.
Lo sto dicendo da anni che non è e forse non sarà mai un cliente.
Ma credo che nel nostro settore pochi, anzi quasi nessuno , arriverà a
comprendere, visto che sono quasi tutti li a postare o pubblicare di tutto
di più nella speranza di non sanno nemmeno loro di cosa.

Ottimo, aggiungo che se uno pensa che FB sia la soluzione perché si fa pubblicità senza spendere soldi o pochi, non ha capito niente.

FB è un gioco, si comunica sapendo che la memoria è flash quindi per ricordarsi un messaggio occorre leggerne a bombardamento migliaia e uno forse si ricorda.

Ci sono sistemi, come ha scritto Stella più veloci e meno costosi per raggiungere davvero i potenziali clienti. Meno costosi perché il tempo costa. Non so il vostro ma il mio sì.

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